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martedì 1 settembre 2015

Storie Baranzatesi

BARANZATE SI RACCONTA

Ieri si presenta all'oggi e oggi si apre al domani.
Una bella serata in cui trascorrere del tempo insieme, con chi vive qui da sempre, raccontandoci storie vissute a Baranzate. 
Le persone si trovano e si ritrovano, i ricordi si collegano tra loro...
Un modo per fare aggregazione, unire generazioni, rispolverare il nostro passato e donarlo al presente, per stare insieme con piacere e darci un'idea di Baranzate come di un posto vivibile, vissuto e ancora da vivere.



Siamo come un maestoso albero: voi le radici, noi il fusto, i nostri figli e vostri nipoti la rigogliosa chioma. Insieme produciamo succosissimi e profumatissimi frutti. Tutti esistiamo perché tra noi connessi. Grazie!







































Baranzate Consapevole ha fatto alcune ricerche e letture sulla storia di BARANZATE.
Ve le offriamo, molto riassunte, qui di seguito.
Invitiamo la nostra Biblioteca Di Baranzate a redigere una bibliografia e a tenere a disposizione libri sulla nostra storia, per chi volesse studiare, fare tesi, o semplicemente conoscere le nostre origini.
Buona lettura a tutti.
Ba.Co.
BARANZATE
CENNI DI STORIA E CURIOSITA'
(informazioni tratte da “La neve ti piacerà” e “Polenta e latte”, di Maria Grazia Cerrai - “Baranzate, un borgo nella storia dell’Alto Milanese”, di Giannicola Angelini - “Una storia su due ruote”, di Paolo Nizzola Giordano Minora Luigi Dusi)
LE ORIGINI
Storia di Baranzate – Baranzaa per i milanesi doc
Nel 292 dc Milano diventa capitale impero romano d’occidente, poi con Teodosio e il Vescovo Sant’Ambrogio tutto l’alto milanese prospera con agricoltura e allevamento, tanto da diventare preda delle invasioni barbariche.
Con i longobardi viene creata la pieve, che definisce un ambito territoriale; Baranzate fa parte della pieve di Bollate. Infatti da un Codice Longobardo, nel 994 si trova il nome della località di “balanziate”; questo nome, con tutte le varianti dovute alle trascrizioni degli scrivani, diventò Barenzate, Branzate, Brenzate, Baranzaga e altro.
Negli atti del comune di milano del 1235 si trovano parecchi documenti che riguardano Baranzate, ormai costituito a Comune, e riportano cessioni e affitti di terreni che appartenevano per la maggior parte alle istituzioni ecclesiastiche. 
Sotto i Visconti prima e gli Sforza dopo, si ha la costruzione dei Navigli, delle rogge e dei fontanili, che diedero impulso all’economia di tutto il territorio padano; Baranzate era diventato un comune esclusivamente agricolo.
E’ di questi tempi, XIV secolo, che viene introdotta a Baranzate la coltivazione dei gelsi, solo come alberi da frutto. 
Nel 1700 Milano passa sotto gli Austriaci e con Maria teresa d’Austria, la Lombardia inizia una nuova era piena di benessere e innovazioni; si ha un incremento dell’agricoltura, ma soprattutto inizia l’industria tessile e la coltivazione dei gelsi porta all’allevamento dei bachi da seta, nel 1720 Baranzate conta sul territorio 449 gelsi che passarono poi a 2343. L’allevamento era però tenuto dai contadini senza nessuna preparazione e quindi con produttività bassa.
L’edificio più antico è la chiesetta di via Sauro (chiesa di San Vincenzo); in uno scritto del XIII secolo, già si cita l’esistenza “in plebe Bolate, in Barenzate, ecclesia sancti Uicentii”. Baranzate non aveva parrocchia; la parrocchia era quella di Bollate che riuniva gli oratori di Baranzate e Roserio.
L’oratorio era proprietà privata e nel 1880 fu acquistato da Carlo Erba e nel 1904 passò ai Visconti di Modrone. Nel 1957 con la costruzione della chiesa di vetro, la curia di Milano fece cessare la funzione religiosa dell’edificio, che venne venduto al comune di Bollate.
Il comune di Baranzate, con un regio decreto, fu soppresso nel 1869, e viene aggregato al comune di Bollate.
Con l’arrivo i Carlo Erba si ha una piccola rivoluzione a Baranzate; Carlo Erba, oltre ad acquistare i terreni per coltivare erbe medicinali, impianta la fabbrica per la produzione del “tamarindo erba”; tale fabbrica verrà poi venduta alla Leon Beaux. Viene redatto un programma di ristrutturazione edilizia con la creazione delle Corti che erano costituite da una costruzione residenziale con un grande cortile circondato da magazzini, stalle e abitazioni delle maestranze. Sorsero la corte Lesmo sulla via Sauro, la Boga, la Sartirana e la Brenna vicino alla via Trieste.
Con l’arrivo della Leon Beaux, fabbrica di munizioni, inizia anche l’insediamento di altre piccole manifatture artigianali soprattutto vicino a Roserio, vicino all’attuale via Gorizia/via Merano. 
Inizia l’urbanizzazione selvaggia e solo nel 1923 Bollate si decide a definire la toponomastica, assegnando i nomi alle vie; si fece riferimento a luoghi ed episodi eroici della Grande Guerra da poco finita. 
Nel 1931 Baranzate contava 889 abitanti.
La Seconda Guerra Mondiale e il successivo boom economico, contribuì a trasformare Baranzate da borgo agricolo sempre più in borgo industriale che comportò un insediamento selvaggio e una altissima crescita demografica. Nel 1961 gli abitanti sono 4389, ma passano a 12175 nel 1971.
Il 21 maggio 1997 il comitato "Uniti per Baranzate" chiede la costituzione di Baranzate quale comune autonomo, confermato nel 1999 da un referendum. 
La legge regionale n. 13 del 22 maggio 2004, entrata in vigore il successivo 8 giugno, ha definitivamente sancito la costituzione di Baranzate in comune.
BARANZATE ANNI '50/'70'
ASPETTO E ATTIVITA'
Baranzate era una piccola frazione (di Bollate) con alcune cascine, pochi caseggiati e villette, una strada centrale con negozi (via Nazario Sauro), una chiesa (la Chiesetta), la casa del prete e delle suore, l'oratorio e l'asilo.
Suor Giuseppina era la superiora, Don Livio il parroco.
Le suore facevano catechismo, avevano una biblioteca, ricamavano corredi per le future spose, insegnavano cucito e ricamo, facevano visita agli ammalati (iniezioni e fasciature).
La messa era tutte le mattine, prima del lavoro. Don Livio era impegnato nelle attività di preghiera e interessato a sviluppare quelle sportive. Spesso portava i ragazzi a fare lunghe gite in bicicletta.
Il suo grande sogno era quello di avere una parrocchia. Per cerimonie come matrimoni e funerali, infatti, si andava a piedi fino a Bollate.
Nel 1958 sorge la CHIESA DI VETRO , Nostra Signora della Misericordia, a cura degli architetti Mangiarotti e Morasutti e dell'Ing Favini. E’ dedicata a Maria, Madre della misericordia poiché nell’anno in cui è stata costruita ricorreva il centenario dell'apparizione della Madonna a Lourdes. Venne inaugurata dal cardinale Montini, divenuto in seguito Papa Paolo VI. E' la seconda chiesa di vetro al Mondo e dal 2002 è sotto la tutela del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. 
ORATORIO ESTIVO: alla fine dell'anno scolastico (un po' come accade ora) l'oratorio accoglieva i ragazzi e i bambini, mentre i genitori erano al lavoro. I ragazzi più grandi aiutavano nell'organizzazione delle giornate. Don Livio era riuscito a farsi fornire da una grande ditta vicina, Leon Beaux, un pasto caldo al giorno, che Giuseppe (Corbari) e Angelo (Pasqualini) andavano correndo a prendere ogni giorno. 
Nel giro di pochi anni, l'oratorio si ingrandisce e sorgono il CINEMA e la SOCIETA' CALCISTICA BARANZATESE, di cui Giuseppe e Angelo divennero i presidenti.
Le strade non erano asfaltate e per la via centrale passava un fosso che andava verso Bollate. Qui, dai due fontanili, sgorgava l'acqua sorgente.
Al fossato le donne andavano a lavare i panni, che stendevano nei cortili delle cascine, e gli uomini, in altra zona apposita, a far abbeverare il bestiame.
FESTA DEL PAESE: ogni anno, la 3^ settimana di settembre. Arrivavano le giostre, con i calcinculo, il tirassegno e l'albero della cuccagna. Sempre in quell'occasione, si svolgeva la processione.
Spesso nevicava e spesso calava una fitta nebbia.
Si parlava il dialetto milanese.
Era una comunità in cui ci si conosceva tutti. 
I giovani giocano a pallone, ciclismo, cinema. Gli uomini vanno a caccia e all'osteria.
Le scuole medie si facevano a Milano (in paese non c'erano), andando a Roserio a piedi e prendendo il tram.
CASCINE 
davanti la parte abitativa, dietro le stalle, i ripostigli e i bagni.
“orbiseu” era una botola situata sul soffitto della cucina, che alla sera veniva aperta per lasciar passare il calore della stufa accesa nelle stanze soprastanti. Le stanze da letto si trovavano infatti al secondo piano, e si raggiungevano dall'esterno tramite scalinate.
Sopra alle stanze, si trovavano le granaglie, dove venivano messi ad essiccare i raccolti di grano e granturco.
Dalla parte delle stalle, al piano sopra, si trovavano i fienili. Vediamo ancora oggi le finestre tipiche con mattoni messi in modo da ottenere dei fori, che servivano per arieggiare l'ambiente.
L'acqua si attingeva alla “tromba”, fontana in cortile.
AGRICOLTURA E ALLEVAMENTO
Gli agricoltori portavano il grano e granturco a Bollate al MULINO, dove ora si trova il ristorante IL MULINO, appunto.
Allevamenti di BACHI DA SETA, che venivano tenuti in casa e nutriti con foglie di gelso. Nel nostro stemma comunale, infatti, campeggia un albero di gelso. Gli alberi di gelso venivano chiamati MORONI (da Lodovico il Moro che aveva diffuso questa coltivazione e la lavorazione della seta durante il suo ducato).
PALAZZI NUOVI – con bagni e riscaldamento
Nelle ORTAGLIE (grandi campi dove si coltivavano ortaggi), venivano a lavorare a stagione le SARTINE, prevalentemente provenienti da Brescia e Cremona. Chiamate così probabilmente per la loro precisione nel taglio che faceva sembrare i campi quasi dei ricami. Alcune si sono fidanzate e sposate e quindi rimaste a Baranzate.
La coltivazione degli ortaggi era importante, sia negli orti che nei campi.
Un grande campo di grano che ricordiamo è quello dove ora sorge il Centro Commerciale Unieuro, che scandiva le stagioni e sul quale veniva a pascolare un gregge di percore ogni anno.
Spesso alla sera si andava a caccia di rane, con lanterne, o le si trovava anche nei campi durante il lavoro (infatti gli uomini portavano un sacchettino appeso al collo per poterle contenere e portare a casa per la cena).
NEGOZI
PRESTINEE, panettiere, che sfornava michette e veneziane e le cremonesi, tipici panini dolci.
OSTERIA TRI BASEI (tre gradini). I cacciatori si trovavano a festeggiare la stagione di caccia mangiando polenta e lepre in salmì.
Gli uomini vi si ritrovavano per giocare a bocce e a carte, e bere vino e grappa, e a guardare la televisione.
ELETTRAUTO
IL LAVANDEE: lavava i panni al fosso e li stendeva nel cortile, e faceva le consegne anche fino a Milano.
VENDITORI che arrivavano dai paesi vicini
IL PIATTEE: carretto tirato da cavalli con piatti, bicchieri, tazzine, ometti in legno e altri oggetti per la casa.
IL ROVELLIN: veniva da Rovello-Saronno, con carretto carico di patate.
IL TERRAZAN: da Terrazzano-Rho, portava biancheria per la casa, come coperte, lenzuola, tovaglie, asciugamani.
LA SPUSINA: signora che portava biancheria intima e di pizzo.
IL MULETTA: l'arrotino.
L'OMBRELEE: aggiustava ombrelli.
IL BIGIO': detersivi, saponette, acqua di colonia, profumi e prodotti per la pulizia della casa.
IL CADREGATT: impagliava sedie.
IL MAGNAN: stagnava e aggiustava pentole.
IL MATERASSE?: si sedeva nei cortili con un marchingegno con cui aggiustava e riempiva di lana di pecora i materassi e i cuscini.
IL CARBONEE: vendeva carbone per le stufe.
CAMIONCINI di ortaggi e frutta di stagione 
CALDARROSTAIO
SPORT
Il PEDALE BOLLATESE (maglia nerostellata) costituisce a Bollate (il 20 gennaio 1923) una società chiamata UNIONE SPORTIVA BOLLATESE, allo scopo di promuovere e diffondere gli sport atletici in genere. La sede era la TRATTORIA TRENTANI in via Garibaldi (l'attuale Bar San Carlo).
Grandi i successi di Carlo Moretti, tra cui si ricorda il suo 6° posto al Giro d'Italia del 1933 (vinto da Binda).
I ciclisti Bollatesi passavano attraverso i campi e fontanili di Baranzate per raggiungere il Velodromo Vigorelli a Milano. Nel percorso spesso facevano a gara tra di loro, e avolte cadevano nelle fredde acque dei fontanili. Per questo nell'ambiente ciclistico i bollatesi erano conosciuti come “I FONTANITT”.
Durante la guerra, l'attività sportiva si ferma, per via del pericolo di bombardamenti e delle tante partenze dei giovani per il fronte.
Nel dopoguerra si ricostruisce la vita politoco-amministrativa e la vita culturale e sportiva.
A Bollate, nel 1946, viene costruito un Velodromo (pista), voluto da Renzo Borroni (industriale e presidente dell'Ospedale di Bollate e dell'Asilo Maria).
1955 – prima edizione della BOLLATE-GHISALLO.
Tra i baranzatesi ciclisti dell'epoca ricordiamo Felice Uboldi, Mario Uboldi, Tino Uboldi, Alfredo Bonariva.
Negli anni '70 nasce il CICLISMO AMATORIALE e il CICLISMO FEMMINILE: Alfredo Bonariva direttore sportivo di campionesse come Mary Cressari (record mondiale dell'ora su pista) e Morena Tartagni, bollatese. Negli anni '80 e '90 altre campionesse come Francesca Galli e Maria Canins.
Negli anni '80 nasce il CICLOCROSS, in cui si distinguono i baranzatesi Mario e Felice Uboldi.
BOMBARDAMENTI GUERRA
27 dicembre '44: bombardamento a convoglio ferroviario
30 gennaio '45: strage della Vignetta (attuale via De Amicis-San Giulio), bombardamento aereo alleato su un treno proveniente da Saronno.
14 aprile '45: bombardamento aereo su Leon Beaux, fabbrica di munizioni ed esplosivi con manodopera prevalentemente femminile).
Nel dopoguerra, con il BOOM ECONOMICO, sorgono fabbriche e palazzi e l'attività non è più prevalentemente agricola.
Arrivano “I FORESTI”, gli immigrati calabresi, veneti e siciliani, ed entra nell'uso locale la pasta, aglio, peperoncino piccante.
CURIOSITA'
Era in uso etichettare le persone con nomignoli che derivavano dalla cucina: gras de rost (appiccicaticcio), polentone (pigro), penetun (un buono), ecc. e diminutivi per distinguere i nonni dai nipoti, che spesso portavano lo stesso nome: Angelina, Giuseppina, Chiarina, Sandrino, ecc.
PREPARAZIONE DEI CARRI DI CARNEVALE: il carro “il re del risotto” ebbe il primo premio tra tutti i carri dei paesi vicini (rappresentava un fantoccio che mescolava il risotto nel paiolo).
Una leggenda narrava che nella campagna vicina era nascosto un tesoro, e i bambini spesso andavano a scavare per trovarlo.
BARANZATE-CUCINA LOCALE ANNI '50/'70
ANTIPASTI
Antipasti di salumi misti con ciotole di sottaceti e verdure sottolio (ad es. carciofini e funghetti)
PRIMI PIATTI
Risotto alla milanese (con luganega e zafferano)
Risotto con fegatini di pollo
Polenta
Minestrone con riso
Zuppe di verdure con lardo e fette di pane raffermo
Minestra di castagne
Gnocchi (con patate a pasta bianca, farinose, e vecchie, perché contenendo meno acqua assorbono meno farina): 100 gr di farina per 300 gr di purea di patate
Gnocchi di zucca, di spinaci, di polenta
PIATTI UNICI
Lepre in salmì con polenta
Casseola (collosa e non brodosa)
Trippa
SECONDI PIATTI 
Pollame
Uova in vari modi
Frittata di rane
Frittata di interiora di pollo
Cacciagione 
Osso buco (carne dalla Brianza) con salsa gremolada
Mondeghili (tipiche polpette milanesi)
Lesso misto
Cervella fritte impanate
Rane: fritte, in guazzetto, nel risotto, in frittata
Pesciolini fritti
CONTORNI 
Asparagi
Ortaggi freschi: cetrioli-cavolfiori-carote-fagiolini-piselli-asparagi-radice amara bollita-zucca-lenticchie
FORMAGGI
Grana
FRUTTA
Frutta di stagione: fichi-uva-albicocche-nocipesche-mele-fragole-arance-pere-anguria-castagne (bollite nel latte o arrosto)
More di gelso come frutti
CONDIMENTI e SALSE
Sugo d'arrosto da servire sulla carne ma anche in una scodellina a parte, e tenuto anche per insaporire il risotto
Brodo di pollo (anche per il risotto): zampe, collo, teste, ali.
Salsa gremolada e salsa verde
DOLCI
Torta paesana
Panettone
Frittelle di polenta
Amor polenta
Rossumada: rosso d'uovo sbattuto con zucchero e aggiunta di caffè (o vino)
VINI
Barbera
PENTOLE TIPICHE E COTTURA
Paiolo (risotto e polenta), forme per budini
Cibi cotti lentamente e coperti
LE VIE DEL NOSTRO COMUNE
Dopo la prima grande guerra, il comune di bollate si accorge che con i nuovi insediamenti urbani, dati dalla crescita della produzione agricola e dei nuovi complessi industriali, erano state tracciate nuove strade per una migliore facilità degli spostamenti; occorreva una revisione completa della toponomastica.
Nel 1923 vengono assegnati a tutte le strade di Bollate e delle frazioni i loro nomi; a Baranzate furono assegnati i nomi che facevano riferimento a località nelle quali si erano verificati episodi eroici durante la Grande Guerra o a personaggi eroici.
Anche negli anni successivi venne mantenuta la scelta di località montane, città e uomini che avevano dato lustro all’Italia o addirittura a Baranzate; non si faceva più riferimento alla guerra, ma a località che avevano permesso la comunicazione tra le città e i popoli.
Dobbiamo sempre ricordare che Baranzate faceva parte del comune di bollate.
Vediamo se possiamo individuare le strade allora esistenti, tenendo conto dell’argomento (grande guerra) e dell’anno (1923)
Abbiamo suddiviso baranzate in sei parti: strade ovest varesina, esselunga, florida, s.arialdo,centro-conciliazione, manzoni.
Strade ovest varesina (via Aquileia): 19 vie
Monti: 14 vie: gli unici monti possibili sono: il Monte Santo, teatro di battaglie e annesso all’Italia nel 1921, il Monte Cristallo nel Cadore con la sua “Strada degli Alpini”(serie di camminamenti), e il Monte Bisbino sulle Prealpi Comasche dove fu realizzata nel 1915 la “Linea Cadorna”, fortificazione seconda solo alla linea Maginot; gli altri sono monti lombardi (Ghisallo, Grigna, Resegone, Presolana, Aprica); passi montani (Spluga, Moncenisio, Tonale, Cisa (dove si ricorda il treno navetta tra Sarzana e Pontremoli) ), il Monte Amiata e Monte Cassino (legato questo alla Seconda Guerra Mondiale)
Città: 4 vie: l’unica via possibile è Aquileia, in provincia di Udine, nella cui basilica nel 1921, fu scelta la salma da trasportare a Roma per il monumento al Milite Ignoto; gli altri tre sono paesi lombardi, Bissone, Montello e Belgioioso (di cui bisogna ricordare il meraviglioso Castello di caccia dei Visconti).
L’unica via intestata a una persona è: via Leopoldo Zambeletti; costui possedeva una prestigiosa farmacia a Milano e nel 1800, insieme a Carlo Erba, venne a Baranzate e costruì una industria farmaceutica, acquistata poi nel 2000 da Glaxo e chiusa.
Strade rotonda Esselunga - Renault: 9 vie
Monti: 7 vie: tutti questi monti non sono riconducibili alla Guerra Mondiale; 6 riguardano passi alpini (stelvio (il passo più alto d’Europa a m.2758), s. Gottardo (inaugurata nel 1980, con i suoi 16,918 km, era la galleria stradale più lunga del mondo), falzarego, pordoi, dei giovi e Sempione (Il traforo misura 19.823 metri e all'epoca della costruzione (1905) è stata la più lunga galleria ferroviaria del mondo)), l’altro (abetone) fa parte degli Appennini.
Esistono poi altre due vie: quella intestata a carlo moretti (abbiamo trovato solo notizie di un ciclista che ha partecipato al giro d’Italia con Binda) e la via stella rossa (abbiamo trovato notizie di una Brigata partigiana Stella Rossa che combattè i nazi-fascisti vicino a Marzabotto (BO))
Strade del quartiere Florida: 3 vie
Due vie (salvo d'acquisto e f.lli rosselli) sono intestate a persone anti nazi-fasciste, il primo si è fatto fucilare per salvare la vita di innocenti civili, gli altri hanno combattuto il fascismo in esilio fino ad essere eliminati da sicari in Francia. L’altra è intestata a don Luigi Sturzo, fondatore nel 1919 del Partito Popolare Italiano; parte esule col fascismo e rientra in Italia nel 1946, ma non aderisce alla DC, purvolendo dare voce in politica ai cattolici.
Strade Parrocchia S. Arialdo (via Gorizia): 12 vie
Tutte le vie sono intestate a città e molte di queste possono essere ricondotte all’argomento Grande Guerra: Merano, Gorizia, Cividale, Pordenone, Redipuglia (ma il suo Sacrario fu costruito nel 1938), Palmanova (la città con la pianta a stella 9 punte), Gradisca e Asiago. Le città di Postumia (nota per le sue grotte) e di Fiume, che dopo la Grande Guerra erano state annesse all’Italia, furono, dopo la Seconda Guerra, restituite alla Jugoslavia.
I paesi di Erto e Longarone, sono invece legati al disastro della diga del Vajont del 1963.
Strade del centro di Baranzate: 14 vie e 2 piazze
Le due piazze sono dedicate a Falcone e a Borsellino, uccisi dalla Mafia
Tre sono dedicate a patrioti irredentisti italiani: Nazario Sauro, Fabio Filzi, Pietro Calvi; una è dedicata ad Alfonso Lamarmora (ma ho scoperto che il corpo dei Bersaglieri fu fondato dal fratello Alessandro), ministro della Guerra sotto Carlo Alberto, fondatore del corpo di Artiglieria a cavallo e coautore, insieme a Gabrio Casati della legge che prevedeva l’obbligatorietà dell’istruzione per due anni da parte dello Stato.
Via don Luigi Guanella, sacerdote, fondatore delle congregazioni cattoliche dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza. Proclamato santo nel 2011. Via S. Paolo.
Via Carlo Erba, come Zambeletti possedeva una prestigiosa farmacia a Milano e nel 1800 venne a Baranzate a comprare terreni e poi costruì una industria farmaceutica, venduta poi alla Leon Beaux.
Via Mercantesse, segnalata già in documenti della storia di Baranzate, dove si diceva vivessero le mogli dei mercanti di Baranzate
Via Trieste, via 1° Maggio, via 25 Aprile, nulla da aggiungere.
Abbiamo poi 3 vie che si riconducono allo Stato Pontificio; Mentana, paese dove si combattè una battaglia tra i Garibaldini e le truppe francesi e del Pontefice, con la sconfitta dei garibaldini; 20 settembre data che corrisponde alla Breccia di Porta Pia del 1870, festa nazionale sino al 1929; Conciliazione, termine dato agli accordi sottoscritti con i Patti Lateranensi l’11 febbraio 1929, questa data diventa festa nazionale in sostituzione del 20 settembre, ma nel 1984, con il nuovo concordato che abolisce la Religione di Stato, anche questa festa viene rimossa.
Strade verso Novate (via Manzoni): 9 vie
Abbiamo due monti chiaramente riconducibili: Cadore e Carso, e due monti che nulla hanno a che vedere: Bernina e Gran Sasso.
Dell vie dedicate ai personaggi, abbiamo via Manzoni, via Carlo Imbonati (nobiluomo milanese amico del Manzoni), via Antonio Rosmini (sacerdote teologo e filosofo, fondatore delle Suore della Provvidenza) e Achilla Grandi ( politico deputato PPI e DC, sindacalista fondatore della CIL e della CGIL e fondatore delle ACLI)
Via Umanità, sostituisce il nome della via che era intestata a Ugo Pepe, fascista morto durante una spedizione punitiva del 1922.

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